Gli 8 animali favolosi - Quarta tecnica: Bat Linh Dai Hung - Il Grande Orso

Tra gli antichi popoli della Siberia, dell'Alaska e della Mongolia, l'Orso era considerato come un animale dal potere enorme. La capacità di "morire" in letargo durante l’inverno e di "resuscitare" in primavera rendevano l’orso un simbolo di rigenerazione, guarigione e fertilità.
Le unghie e le zanne dell’orso erano utilizzate come amuleti per guarire o durante i riti matrimoniali dei popoli finnici e slavi.
Secondo un'antica leggenda Mongola, la gente dei popoli, era considerata discendente dall'unione di una donna e di un orso.
E' inoltre associato all'elemento Terra e nel regno vegetale è accostato agli alberi.
Le parti del corpo in relazione con questa figura sono i reni e il chakra della radice.
I poteri che gli venivano attrinuiti sono la gestazione, l'introspezione, il risveglio delle energie nascoste nella terra, la guarigione con erbe e radici, la gestione del territorio, la forza, il coraggio, la velocità e l'agilità, la caccia, la ferocia distruttiva e l'arte della guerra.


Esecuzione della tecnica

Palmi aperti, le 5 dita come artigli
a) semicerchi verticali
b) semicerchi laterali
c) Tracciare la lettera Alfa
d) Tracciare la lettera X




L'ABBRACCIO DELL'ORSO



"Un uomo molto giovane aveva appena avuto un figlio e viveva per la prima volta l'esperienza della paternità. Nel suo cuore regnavano la gioia e l'amore, che scorrevano a fiumi dentro di lui.Un giorno gli venne voglia di entrare in contatto con la natura perché, da quando era nato il suo bimbo, vedeva tutto bello e perfino il rumore di una foglia che cadeva gli sembrava musica. Decise quindi di andare nel bosco per goderne tutta la bellezza e sentire il canto degli uccelli. Camminava placidamente respirando l’umidità che c’è in quei posti quando, improvvisamente, vide un’aquila su un ramo, e fu sorpreso dalla sua bellezza. Anche l’aquila aveva avuto la gioia di avere dei piccoli, ed aveva intenzione di arrivare fino al fiume più vicino, catturare un pesce, e portarlo nel suo nido come cibo per i suoi aquilotti. Era una responsabilità molto grande allevare e formare i suoi piccoli, affrontando le sfide che la vita offre.

Nel notare la presenza dell’uomo, l’aquila lo guardò e gli chiese : “Dove vai buon uomo? Vedo nei tuoi occhi la gioia “l’uomo le rispose : “Sai mi è nato un figlio e sono venuto nel bosco perché sono felice. D'ora in poi lo proteggerò sempre, gli darò da mangiare, e non permetterò mai che soffra il freddo. Giorno dopo giorno lo difenderò dai nemici che avrà e non lascerò mai affrontare situazioni difficili. Non permetterò che mio figlio abbia le stesse difficoltà che ho avuto io, non dovrà mai sforzarsi per nessuna cosa. Come padre, sarò forte come un orso, e con la potenza delle mie braccia lo circonderò, l’abbraccerò e non permetterò mai che niente e nessuno possa turbarlo." L’aquila lo ascoltava attonita, senza riuscire a credere a ciò che udiva. Poi lo guardò e gli disse: ”Ascoltami bene. Quando la natura mi ha dato l’ordine di covare le mie uova, di costruirmi un nido, confortevole, sicuro, protetto dai predatori, mi ha detto anche di mettere dei rami con molte spine, e sai perché? Perché quando i miei piccoli saranno forti per volare, farò sparire tutta la comodità delle piume. Non resistendo sulle spine, si vedranno costretti a costruirsi il proprio nido. Tutta la valle sarà per loro, a patto che realizzino con i loro sforzi l’aspirazione di conquistarla. Se li abbracciassi, la loro aspirazione verrebbe frenata, e questo distruggerebbe in maniera irreversibile la loro individualità, ne farebbe degli individui indolenti senza coraggio di lottare, né gioia di vivere. Prima o poi piangerei per il mio errore, perché vedrei i miei aquilotti trasformati in ridicoli rappresentanti della loro specie, e mi riempirei di rimorso e gran vergogna nel vedere l’impossibilità di gioire per i loro trionfi. "Io, amico mio" disse l’aquila, "amo i miei figli più d’ogni altra cosa, però non sarò mai complice della loro superficialità e immaturità”. L’aquila tacque, poi, con maestosità si alzò in volo per perdersi all’orizzonte. L’uomo tornandosene a casa, meditò sul terribile errore che avrebbe commesso dando a suo figlio l’abbraccio dell’orso. Giunto a casa abbracciò il suo bimbo per alcuni secondi, poi si rese conto che il piccolo cominciava a muovere le gambe e braccia come per dimostrare il suo bisogno di libertà, senza che nessun orso protettivo lo ostacolasse. Da quel giorno l'uomo cominciò a prepararsi per diventare il migliore dei padri."

(tratto da "Guida per genitori - PNL con i bambini" di Eric de la Parra Paz)

Gli 8 animali favolosi - Terza tecnica: Bat Linh Thanh Hac - La Gru Sacra



Le mille gru di Sasaki Sadako
Sasaki Sadako aveva appena due anni quando il 6 agosto del 1945, Little Boy precipitò sulla città di Hiroshima.
La bimba si salvò, tanti altri suoi coetanei invece morirono. La guerra finiva tragicamente per il popolo giapponese, tra l’umiliazione della sconfitta e migliaia di vite umane ridotte in polvere insieme alla bomba. Bisognava ricominciare da zero e questo fece il popolo giapponese.
Sadako intanto, nell’entusiasmo della sua giovane età, cresceva forte e piena di aspettative, amante della vita e dello sport. Un giorno però qualcosa andò diversamente: Sadako arrivò stremata alla fine di quella pista da corsa che l’aveva sempre vista arrivare prima. In breve tempo le venne diagnosticata una grave forma di leucemia, malattia che la costrinse a ricordare il mattino che dal cielo era caduta quella strana pioggia nera.
Giungeva così per Sadako il momento della sua ultima corsa, della sua gara contro il tempo: creare mille origami per esorcizzare la morte, per continuare a sperare nella vita.
Secondo un’antica leggenda giapponese, colui che riuscirà a piegare durante la propria vita mille gru di carta, sarà benvoluto dagli dei che acconsentiranno ad esaudire un suo desiderio. E la gru (tsuru) è in Giappone anche simbolo di longevità tanto che regalarla significa augurare lunghi anni di salute e vita.


Thanh Hac - La Gru Sacra
"Il simbolismo generale della gru è legato ai concetti di giustizia, di longevità, ed è la personificazione di anima giusta e compassionevole. Nella tradizione orientale la gru – è attribuita agli spiriti –all’ immortale.La gru vive mille anni grazie al collo piegato, e per questo possiede una respirazione  che aggiorna continuamente il respiro (la tecnica utilizzata dai taoisti). La gru accompagna  i morti in cielo, e guida gli angeli.
 E’ associata ai cipressi ed ai pini (ed è anche un simbolo di longevità).  Anche in Giaponne  era rito diffuso mangiare un piatto di riso cotto, cresciuto nella contea Kuru ("gru"). Credevano che questo piatto garantisse  longevità  e  salute ed  allontanasse gli spiriti maligni.
In alcune tradizioni, la gru è considerata tale da essere associata alle piogge e la fertilità. Ad esempio era  l'uccello dedicato a Kronos divinità agricola greca (Saturno, il dio dei raccolti). Nel cristianesimo la gru è un simbolo del buon vivere. Viene raffigurata  allegoricamente  come un simbolo di giustizia: si tiene in piedi con una zampa sola mentre sull’altra  tiene il sasso  - che simboleggia la vigilanza."

Da non dimenticare poi la leggenda in cui l'eroe Chang San Feng,che era esperto di arti marziali, assistette al combattimento tra una gru ed un serpente e da quell'incontro sviluppa e da origine al 
taiji quan.

Esecuzione

Gomiti e spalle
a) Gomiti verso l'alto
b) Gomiti verso il basso
c) La gru chiude le ali

Polsi e mani
d) Mani con il palmo verso l'esterno
e) Mani con il palmo verso l'alto
f) Mani con il palmo verso l'interno
g) Esercizi facoltativi di rotazione articolare per gomiti e polsi







LA GRATITUDINE DELLA GRU



"C’era una volta un’anziana coppia che viveva serenamente in una capanna in mezzo ai boschi; la vita dei due scorreva placida, anche se a volte la solitudine si faceva sentire, dato che non avevano figli. Un giorno, mentre il marito stava raccogliendo legna per il fuoco, sentì un disperato lamento provenire dalla palude vicino al luogo in cui si trovava. Incuriosito, il vecchio si diresse in quella direzione, dove vide una stupenda gru bianca con una zampa bloccata nella trappola di un cacciatore. Il buon uomo non esitò un attimo, ed entrando nella fredda fanghiglia, raggiunse la povera bestia e la liberò; questa si alzò in volo verso il cielo che già preannunciava la neve, volteggiò un po’ sopra il suo salvatore emettendo grida di gratitudine, e poi se n’andò. Quella sera, davanti al focolare, l’uomo raccontò a sua moglie quanto gli era accaduto quel giorno e, mentre stavano ormai per accingersi ad andare a dormire, qualcuno bussò alla porta. Il vecchio andò ad aprire chiedendosi chi mai poteva trovarsi di notte in mezzo al bosco e sotto la neve, e la risposta fu sorprendente: si trovò infatti davanti una ragazzina dai modi gentili che chiedeva ospitalità per la notte, in quanto si era persa. La moglie si affrettò a farla entrare al caldo per asciugarsi e mangiare qualcosa, e preoccupata le chiese cosa mai ci facesse una ragazzina in mezzo al bosco tutta sola. Lei dichiarò di essere in viaggio senza una meta, e il vecchio pensò fra sé e sé che doveva esserle capitata qualche sciagura; così, senza indagare troppo per non essere scortesi, gli anziani coniugi chiesero alla ragazza di restare per far loro compagnia. Lei accettò con entusiasmo, ringraziò, e tutti andarono a dormire sereni. Il giorno dopo, prima del sorgere del sole, la ragazzina si alzò e si diresse in cucina per preparare la colazione ai suoi ospiti, ma trovò la dispensa completamente vuota. L’unica cosa a portata di mano era una cesta piena di spole di filo; lei le prese e si chiuse nella stanza da lavoro vicino alla cucina. Quando i due vecchietti si svegliarono sentirono provenire da quella direzione un rumore di telaio in azione; non vedendo la loro ospite nel suo letto si chiesero cosa stesse facendo, e la risposta non si fece attendere: la ragazza uscì dalla stanza con un rotolo di broccato dai colori bellissimi e rappresentante una gru nell’atto di spiccare il volo. I due rimasero stupiti, e ringraziarono più volte la giovane quando questa lo regalò loro perché lo vendessero, in modo da guadagnare un po’ di denaro per acquistare viveri per l’inverno. Il giorno stesso l’uomo si recò in paese e vendette il tessuto per un ottimo prezzo; con il ricavato, poi, acquistò vivande per tutti e tre e un bel pettine per la ragazza. Quella sera la capanna dei due anziani coniugi irradiava allegria, e quando fu ora di andare a dormire, la ragazza dichiarò che sarebbe rimasta sveglia per tessere qualche abito. I due si opposero, dicendo che era assolutamente necessario che lei si riposasse, ma la giovane insistette, ponendo in più una condizione: nessuno avrebbe dovuto andare a guardarla mentre lavorava. Un po’ sconcertati, i vecchi accettarono la condizione e andarono a dormire. Da quella volta, ogni mattina la ragazza ebbe pronto un rotolo di broccato che il vecchio vendeva in paese, ottenendo il denaro necessario a comprare le scorte per l’inverno. La cosa continuò per settimane, e più passava il tempo, più la ragazza sembrava indebolirsi, diventare pallida e dimagrire. Era come se fosse costantemente sul punto di svenire e, quando una sera si rifiutò di toccare cibo, i vecchi protestarono ed esortarono la ragazza a riposarsi di più. Per tutta risposta, lei chiese che le fosse permesso di preparare un ultimo rotolo di broccato, e si diresse nella sua stanza di lavoro barcollando e chiudendosi la porta alle spalle. Quella notte gli anziani coniugi erano talmente preoccupati per la giovane da non riuscire a dormire, così il marito decise di andare a vedere come stava la ragazza. Inutilmente la moglie cercò di ricordargli la promessa fatta, ma lui non volle sentire ragioni, e silenziosamente sbirciò attraverso uno spiraglio della porta della stanza di lavoro: sorpresa! Davanti al telaio non c’era la ragazza, ma una stupenda gru bianca intenta a tessere un broccato facendo uso delle sue stesse piume! Il vecchio, incredulo, entrò nella stanza, e appena la gru lo vide, si trasformò nella ragazzina. “Avevate promesso di non spiarmi mentre lavoravo” disse “Ero veramente felice di stare qui con voi, ma ora che avete scoperto il mio segreto, sono costretta ad andarmene. Mi dispiace” e così dicendo abbandonò il telaio, corse fuori dell’uscio, si ritrasformò nella gru, spiegò le ali e volò via. Il vecchio riconobbe la povera bestia che aveva salvato tempo prima dalla trappola nella palude. Con le lacrime agli occhi, i due osservarono la gru salire verso il cielo in ampi cerchi gridandole quanto le volevano bene, e prima che sparisse alla loro vista, il vecchio le lanciò il pettine che le aveva regalato. La gru lo prese nel becco, stridette con profonda tristezza e sparì fra le nuvole illuminate dalla luce della luna."

Corso di fumetto per ragazzi e adulti

Il VietChi Institute Oderzo, in collaborazione con Casa Moro - Centro per la famiglia, organizza un Corso di Fumetto a partire da Mercoledì 5 febbraio 2014 per la durata di 8 incontri, che si terranno ogni mercoledì, per tutto il mese di febbraio e marzo!


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TITOLO: INTRODUZIONE AL FUMETTO!

ATTENZIONE, L’ORDINE DELLE LEZIONI POTRA’ SUBIRE DEI CAMBIAMENTI SENZA ALOCUN AVVISO.

1°INCONTRO: I° PARTE ANALISI DEL FUMETTO DISNEY;
                       II° PARTE LABORATORIO.

2°INCONTRO:
I° PARTE ANALISI DEL FUMETTO GIAPPONESE;
                       II° PARTE LABORATORIO.

3°INCONTRO: I° PARTE ANALISI DEL FUMETTO AMERICANO;
                       II° PARTE LABORATORIO.
                        LEZIONE TENUTA CON IL SUPPORTO DELL’ AUTORE
                        STEFANO PAVAN.

4° INCONTRO:
I° PARTE ANALISI DEL FUMETTO ITALIANO;
                       II° PARTE LABORATORIO.

5° INCONTRO:
I° PARTE ANALISI DEL FUMETTO FRANCESE/BELGA;
                       II° PARTE LABORATORIO.

6° INCONTRO: I° PARTE ANALISI DEL FUMETTO DI GENERE UNDERGROUND;
                       II° PARTE LABORATORIO.

7° INCONTRO:
I° PARTE ANALISI DEL FUMETTO DI GENERE D’AUTORE;
                       II° PARTE LABORATORIO.

8° INCONTRO:
I° PARTE ANALISI DEL FUMETTO “STORICO”;
                       II° PARTE LABORATORIO.




PROGRAMMA CORSO AVANZATO

TITOLO: FACCIAMO FUMETTI INSIEME!

ATTENZIONE, L’ORDINE DELLE LEZIONI POTRA’ SUBIRE DEI CAMBIAMENTI SENZA ALOCUN AVVISO.

1°INCONTRO: I° PARTE CENNI DI ANATOMIA;
                       II° PARTE LABORATORIO.

2°INCONTRO:
I° PARTE COME SI DISEGNA IL VOLTO;
                       II° PARTE LABORATORIO.

3°INCONTRO: I° PARTE IL CORPO IN MOVIMENTO;
                       II° PARTE LABORATORIO.
                        LEZIONE TENUTA CON IL SUPPORTO DELL’ AUTORE
                        STEFANO PAVAN.

4° INCONTRO:
I° PARTE COME SI DISEGNANO LE MANI;
                       II° PARTE LABORATORIO.

5° INCONTRO:
I° PARTE COME CREARE IL PROTAGONISTA;
                       II° PARTE LABORATORIO.

6° INCONTRO: I° PARTE LA SCENEGGIATURA (LO STORYTELLING);
                       II° PARTE LABORATORIO.

7° INCONTRO:
I° PARTE COME SI COSTRUISCE UNA TAVOLA;
                       II° PARTE LABORATORIO.

8° INCONTRO:
I° PARTE COME SI CHINA UN DISEGNO;
                       II° PARTE LABORATORIO.



BIOGRAFIA STEFANO PAVAN

Veneziano di origine ma trevigiano di adozione, Stefano Pavan è un autore dalle mille sfaccettature. Attivo nell’editoria italiana e americana, annovera tra le sue esperienze una grande e prolungata collaborazione con la rivista americana Jack Kirby Collection. Per l’uscita del film “Thor” ha realizzato gli sfondi con personaggi della mitologia norrena per “Norga” uno spettacolo teatrale in America, uscito in concomitanza col film.